Asana o posizione, questo è il concetto centrale dell'Hata Yoga. Assumere una posizione tuttavia non deve essere considerato il fine ma bensì un mezzo per raggiungere uno scopo più elevato.
Nei testi di Patanjali, forse il più importante dei testi Yoga, l'Hata Yoga è il terzo degli otto livelli. Dopo aver praticato i due stadi precedenti, Yama e Niyama, il praticante si esercita nel 'Yogasana' ovvero tenere una posizione in modo stabile e non faticoso per un periodo di tempo sufficiente per mettere in comunione la propria energia individuale con quella universale. Questo stato di comunione è lo scopo di chi pratica Yoga, dal sanscrito, unione. La pratica corretta delle asana produce movimenti di energia nei corpi sottili che a loro volta influenzano la coscienza e l'intera natura dell'individuo. Su questa base gli antichi yogi hanno elaborato un sistema di posizioni a carattere scientifico capace di rendere l'organismo più stabile e resistente sul piano psico-fisico. L'asana praticata correttamente può apportare incredibili esperienze psichiche, meditative. Attraverso la pratica costante di asana e pranayama, il paticante diventa una via di transizione di energia cosmica, migliorando la ricettività e conseguentemente la qualità dell'energia nello scambio con gli altri esseri viventi.






