Alimentazione corretta

 

 

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Esistono moltissimi sistemi nutrizionali. Spesso nella ricerca dell’alimentazione corretta ci imbattiamo in controversie tra un sistema nutrizionale e l’altro, dove uno sembra dire davvero l’opposto dell’altro. Cerchiamo quindi di evidenziare alcuni concetti validi a prescindere dal regime alimentare che si sceglie di seguire. Questi punti comuni permetteranno di creare le proprie linee guida per comprendere in autonomia quali sono gli accorgimenti da seguire, quali sono i cibi o le abitudini da evitare per avere un’alimentazione corretta in base alla propria costituzione individuale.

 

Le regole dell’alimentazione corretta

L’elenco a seguire mostra i punti cardinali dell’alimentazione corretta, le regole da seguire per poter godere dei benefici del cibo e dell’azione di cura degli alimenti:

  • Scegliere prodotti locali, freschi e di stagione
  • Scegliere prodotti naturali
  • Diversificazione dell'alimentazione
  • Mangiare la giusta quantità
  • Osservazione delle reazioni del proprio corpo

 

Alimentazione corretta - Scegliere prodotti locali, freschi e di stagione

La natura offre un prezioso aiuto fornendo i cibi di cui abbiamo bisogno nel luogo in cui viviamo. La composizione di uno stesso alimento in un luogo diverso può subire variazioni poiché il terreno dal quale l'alimento prende le sostanze ha una sua composizione differente.

I prodotti locali sono in sintonia con il nostro corpo. Il sangue effettivamente cambia con la stagione ed il corpo si adatta ai cambiamenti di temperatura e di luce. Il cibo che cresce all’interno delle stesse condizioni in cui si trova il nostro organismo, è certamente più salutare, il sistema digerente è più ricettivo e funzionale nell'assimilazione assorbimento dei nutrienti dei cibi di stagione.

I prodotti locali sono più puri, privi di conservanti e di prodotti chimici agricoli e naturalmente sono più freschi perché necessitano di essere stoccati o conservati per il trasporto per un tempo decisamente minore. Un cibo più fresco significa più sano e più nutriente. Scegliere prodotti locali significa anche ridurre l'inquinamento, il consumo di energia ed il traffico per il trasporto della merce.

La globalizzazione e l'apertura dei mercati vede i beni viaggiare da una parte all'altra del pianeta con conseguente aumento dei costi per il trasporto e della filiera lunga. Inoltre dobbiamo tenere conto dell'inquinamento, l'utilizzo delle strade, l'impiego di energia fossile, gli incidenti stradali, le perdite di tempo dovute alla congestione del traffico. In una condizione economica e politica ideale, questi costi dovrebbero essere imputati a chi li genera ovvero a chi importa ed esporta i prodotti: così facendo scopriremmo quanto incide il costo del trasporto su di un prodotto e saremmo naturalmente portati a scegliere prodotti locali.

In assenza di questo sistema di attribuzione dei costi, possiamo supplire con la nostra intelligenza e preferire prodotti locali. Quindi cerchiamo di nutrire il nostro corpo partendo dalla nostra coscienza scegliendo prodotti locali per diminuire il nostro carico ambientale.

I prodotti locali, inoltre, dovendo viaggiare di meno possono arrivare più freschi sulle nostre tavole e quindi richiedono meno conservanti. I prodotti locali di stagione sono più convenienti dei prodotti che devono essere spediti anche perché non devono essere impiegati conservanti per mantenere il prodotto durante il tempo della spedizione.

Un altro vantaggio nella scelta di prodotti locali è la possibilità di conoscere meglio il comportamento di chi li produce. I gruppi di acquisto cercano un contatto diretto con i produttori, ad esempio andando a trovarli per conoscerli e vedere quali sono i metodi di lavoro. In alcuni casi si organizzano delle gite presso il produttore con degustazione di prodotti tipici. In questo modo è più difficile che un produttore adotti comportamenti che non condividiamo senza venirlo a sapere. Quando conosciamo la storia di un prodotto che mangiamo o utilizziamo, cambia anche il nostro rapporto verso di esso. L'oggetto o il cibo escono dall'anonimato e acquistano una loro storia. E ancora una volta il valore nutrizionale si arricchisce di conoscenza...

I prodotti locali spesso si accompagnano a colture e culture tradizionali della propria zona; sia le colture che le culture rischiano di scomparire sotto le spinte di uniformità del mercato globale. Mangiare prodotti tradizionali è un modo per allungare la loro vita e proteggere la biodiversità, oltre che conservare un mondo di sapori, ricette e tradizioni.

Mangiare verdure di stagione vuol dire rispettare l’armonia tra uomo e ambiente.

 

Alimentazione corretta - Scegliere prodotti naturali

Molte delle abitudini alimentari del nostro tempo sono il frutto di una serie di coincidenze ed eventi che si sono susseguiti nel corso del tempo, soprattutto dal periodo dopoguerra fino ai nostri giorni. Negli anni Cinquanta, durante la guerra, le esigenze legate al cibo erano certamente differenti dal passato. Occorreva produrre cibo potesse conservarsi al lungo per far fronte ai periodi di mancanza di affluenza delle derrate alimentari e assicurare la sopravvivenza e le prestazioni dei soldati al fronte. Ecco che industria chimica e industria alimentare collaborano per la produzione del cibo in scatola.

Finita la guerra, il settore industriale che si occupava della conservazione rischiava di chiudere i battenti poiché i gusti e le abitudini alimentari di quel periodo non andavano d'accordo con la qualità e il sapore scadenti del cibo in scatola. Fu a questo punto che il mondo incontrò il potere della pubblicità e della comunicazione di massa, in seguito allo sviluppo dei mezzi di comunicazione. Ed ecco che il cibo scadente che era stato creato per provvedere alle esigenze della guerra appare improvvisamente come ricco in bontà e nutrienti.

Psicologi, disegnatori, registi e attori famosi vennero scritturati dalle agenzie pubblicitarie per diffondere messaggi accattivanti pieni di umorismo ed emozioni, al fine di persuadere il consumatore all'acquisto dei prodotti industriali. 

Oggi succede la stessa cosa. Il cibo che comunemente viene consumato è ben lontano dall'essere naturale ma sembra che consumare un cibo 'conosciuto', diffuso attraverso i media ci renda partecipi di un movimento globale che non ci fa sentire soli, che ci connette agli altri. Se di fronte ad un cibo ci domandiamo quanto esso sia naturale, basta osservare se l'aspetto e la consistenza di quel prodotto sono lontani dalla sua condizione naturale: quanto è stato omogeneizzato o quanto ha cambiato colore, quali metodi sono stati utilizzati per la conservazione e per la preparazione?

 

Alimentazione corretta? Diversificazione!

In natura ogni elemento è costituito da più di un macronutriente, ovvero non esiste un alimento che contenga solo proteine oppure sollo carboidrati o solo grassi, ma le proporzioni sono variabili. Questo è il motivo per il quale occorre variare le nostre scelte alimentari all'interno della stessa categoria di alimenti (proteine carboidrati, grassi).

Uno dei casi più frequenti di “dieta monotona” riguarda il consumo di alimenti a base di frumento. L'alimentazione italiana è ricca di pane e pasta e spesso non si sceglie una diversificazione dei grani ma si tende a prediliger appunto il frumento. Alcuni pensano che in questo caso mangiare pasta al sugo piuttosto che al pesto oppure mangiare spaghetti, tagliatelle, lasagne o penne costituisca una variazione. In realtà stiamo mangiando sempre frumento.

Ma che dire del farro, segale, orzo, miglio, quinoa, amaranto, riso, avena? Tutte valide scelte in sostituzione del frumento. Inoltre, rispetto al frumento va detto che pur non essendo stato sottoposto al trattamento OGM, nel periodo del dopoguerra, quando il pane acquistato e non più fatto in casa ha trovato larga diffusione sono state selezionate specie di grano che contenessero maggiore quantità di glutine perché con l'aumentare del glutine aumenta la quantità di acqua che la farina è in grado di incorporare e questo si traduce in un maggior profitto per il panettiere…

Di fatto,il glutine è una proteina indigeribile per l'uomo e l'aumento dei consumi di prodotti contenenti glutine è uno dei principali responsabili del crescente numero di persone affette da intolleranze al glutine e da celiachia.

Alimentazione corretta - Mangiare la giusta quantità

Questo è forse l'aspetto più difficile non sappiamo regolarci, non abbiamo il tempo per mangiare quando abbiamo bisogno di farlo, non ci sentiamo sazi e poi dopo qualche minuto avvertiamo quel senso di appesantimento, mangiamo e dopo un'ora abbiamo fame e molti altri aspetti.

L'atto di mangiare è un profondo atto di amore verso noi stessi, permettersi di mangiare bene, con cura, alimenti sani ben cucinati e presentati è un atto di ringraziamento per il dono della vita. Se uno o più di questi aspetti mancano spesso cerchiamo di compensare assumendo una quantità superiore di cibo.

Pensate per esempio a quale può essere il nostro comportamento di fronte ad un bel piatto in un ristorante di classe dove il sapore è gradevole, la presentazione è invitante e il fatto che ci siamo permessi del tempo per farci servire comodamente seduti al tavolo crea una disposizione mentale al pasto. Se invece stiamo mangiando qualcosa per esigenza alimentare, un po' di fretta senza aver preparato il momento del pasto, apriamo il frigo e “buttiamo” qualcosa nel piatto probabilmente dovremo assumere una quantità maggiore di cibo per sentirci soddisfatti. Anche sostenere conversazioni complesse può farci perdere il contatto con quanto stiamo mangiando.

E quante volte abbiamo utilizzato una bella mangiata come antistress, per lasciare alle spalle una giornata intensa e pesante. E quante volte abbiamo lasciato che il ritmo e la quantità di cibo siano state dettate dalla compagnia con i nostri commensali: è noto, in compagnia si mangia di più. Questo indica che il nutrimento non è solo una questione di quantità ma ci sono altri fattori che rendono il pasto nutriente o eccessivo come la varietà dei sapori, la presentazione del cibo, la nostra predisposizione mentale.

Ma cosa succede quando mangiamo troppo? In parole semplici, vedendo il nostro organismo come un'azienda con vari reparti, il reparto digestione, il settore responsabile dello smistamento delle risorse, si ritrova a gestire un flusso di lavoro superiore a quello che può smaltire e si crea un intasamento. A livello biochimico questo si traduce in produzione di sostanze non correttamente metabolizzate con un potenziale più o meno tossico: le nostre cellule si trovano a dover fare i conti con sostanze delle quali non avevano bisogno, anzi devono caricarsi di un ulteriore lavoro di smaltimento di rifiuti, molto costoso per il nostro organismo.

Per quanto riguarda quei momenti dove sentiamo lo stimolo della fame pur avendo fatto un pasto da poco tempo, magari non più di un'ora, dobbiamo considerare che il pasto probabilmente non era bilanciato in termini di macronutrienti, sapori o modalità di cottura.

Se assumiamo un pasto con forte prevalenza di carboidrati, l'insulina, ormone responsabile del metabolismo dei glucidi, provocherà un abbassamento del livello glicemico nel circolo ematico al fine di permettere l'assorbimento del carboidrato appena ingerito. A questa reazione seguirà in picco glicemico con conseguente calo successivo. Il calo glicemico può corrispondere al senso di appetito. Un pasto equilibrato ci aiuterà a sconfiggere la fame. Molte volte invece mangiamo per dimenticare, come antistress...