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La costituzione umana in Ayurveda

Vata, pitta e kapha, parole sanscrite difficilmente traducibili con termini occidentali, rappresentano vere e proprie chiavi per l’autoguarigione.

Ogni individuo è formato dai tre Dosha in percentuali differenti tra loro. Pertanto, in base alla predominanza o meno di un Dosha sugli altri, possiamo considerare sino a sette diverse tipologie costituzionali. Quando la prevalenza di un Dosha appare inconfutabile parliamo di monodosha. Se a contendersi il ruolo dominante vi sono due Dosha si utilizza il termine bidosha. Quando la costituzione di un individuo rispecchia una condizione ideale di equilibrio, dove i tre Dosha sono presenti in egual misura, parliamo di tridosha.

Il termine prakruti (o prakriti) è composto dalle parole sanscrite pra, origine, e kruti, movimento, azione, flusso, e indica la forza creativa dell’azione, la sorgente della forma, della manifestazione, degli attributi, della natura.
La prakruti è un’indagine preliminare, un processo di individuazione della costituzione umana, sia fisica che psicologica, in base alla combinazione dei Dosha, di cui parleremo più avanti. La finalità consiste nel determinare le caratteristiche appartenenti ad uno stato di buona salute. Quando queste indicano, invece, irregolarità e anomalie parliamo di vikruti (o vikriti).
L’accertamento dell’una o dell’altra condizione è alla base di ogni trattamento ayurvedico. La costituzione umana, secondo la filosofia ayurvedica, considera l’individuo per la sua caratteristica di unicità, esprimendo diverse valutazioni sulla base dell’espressione dei cinque elementi, panchamahabhuta, di cui sono composti tutti gli esseri non viventi e viventi al momento della nascita: Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra. Sono questi dunque gli elementi che costituiscono il corpo umano.
Prima di esaminare come essi diano vita alle diverse costituzioni, quindi a determinati aspetti caratteriali e manifestazioni di carenze o eccessi nel corpo, è interessante riallacciarsi alla narrazione epica riguardante la loro origine.
Furono i rishi, antichi saggi detentori della cultura ayurvedica, a divulgare l’esistenza dei cinque elementi.

I rishi in una raffigurazione d’epoca

I Cinque Elementi

Furono i Rishi, antichi saggi detentori della cultura Ayurvedica, a divulgare l’esistenza dei cinque elementi. All’inizio del mondo esisteva uno stato di coscienza immanifesto. Da quello stato di coscienza, si manifestarono sottili vibrazioni del primordiale suono Aom (om), che molti riconoscono come “Mantra” elemento vocale legato alla pratica di alcune discipline orientali. Quella fu la prima vibrazione e in essa si manifestò il primo elemento: l’Etere. Questo elemento cominciò a muoversi e diede origine all’Aria, che è l’Etere in azione. Il movimento produsse frizione, attraverso la quale fu generato il calore. Alcune particelle di energia-calore si combinarono, formando una luce intensa e in questa si manifestò l’elemento Fuoco. Attraverso il fuoco certi elementi si dissolsero e si trasformarono in liquidi, manifestando l’elemento Acqua e altre si modificarono per formare le molecole della Terra. Quindi l’Etere si manifestò nei quattro elementi: Aria, Fuoco, Acqua, Terra.
I cinque elementi sono presenti nella materia, nell’universo, nell’energia che ci circonda. L’uomo è quindi un microcosmo della natura e così i cinque elementi presenti in tutta la materia esistono anche all’interno di ogni individuo. Microcosmo e Macrocosmo sono un principio unico. Conoscere i cinque elementi e la loro interazione significa conoscere noi stessi.

Etere
Si manifesta negli spazi della bocca, nel naso, nel tratto gastrointestinale, nell’apparato respiratorio, nell’addome, nel torace, nei capillari, nei vasi linfatici, nei tessuti e nelle cellule.

Aria
E’ l’elemento del movimento. All’interno del corpo umano si manifesta nei movimenti più ampi dei muscoli, nelle pulsazioni del cuore, nell’espansione e contrazione dei polmoni e nei movimenti delle pareti dello stomaco e degli intestini. Tutti gli impulsi nervosi del sistema nervoso sono governati dall’Aria corporea.

Fuoco
La sua sorgente è nel sistema solare e nella luce del sole stesso. Nel corpo umano la sorgente del fuoco è il metabolismo. Il fuoco si manifesta nell’apparato digerente, nella materia grigia delle cellule del cervello, il Fuoco dà origine all’intelligenza e funge da attivatore nella retina oculare che percepisce la luce. Sono quindi funzioni del Fuoco: la temperatura corporea, la digestione, i processi pensanti, la vista, i processi enzimatici e metabolici.

Acqua
Si manifesta nelle secrezioni dei succhi gastrici e delle ghiandole salivari, nelle membrane mucose, nel plasma e nel citoplasma. Assolutamente vitale per il funzionamento dei tessuti, degli organi e dei vari sistemi corporei.

Terra
E’ lo stato solido della materia, genera ossa, cartilagini, unghie, muscoli, tendini, pelle, capelli. La sua caratteristica principale è la stabilità, la rigidità. L’elemento Terra costituisce la parte densa, più pesante del corpo; fornisce l’energia necessaria per affrontare le tensioni e gli sforzi della vita.

I cinque elementi si manifestano nel funzionamento dei cinque sensi dell’uomo, perciò sono direttamente in relazione con la capacità di percepire l’ambiente esterno in cui vive. Essi si manifestano anche nelle funzionalità degli organi sensoriali: udito, tatto, vista, gusto, olfatto.

L’interazione dei cinque elementi e dei tre dosha

Il primo e fondamentale requisito per guarire se stessi è la chiara comprensione di come siamo fatti. Secondo la filosofia ayurvedica esistono tre tipologie costituzionali o principi corporei definiti Dosha: vata, pitta e kapha.
Le tipologie costituzionali identificate dalla filosofia ayurvedica hanno un’esatta corrispondenza con i criteri di identificazione occidentali. La classificazione di Sheldon ad esempio, tiene conto dello sviluppo dei tre foglietti embrionali. Dalla predominanza dello sviluppo del foglietto più interno a quello più esterno si manifesteranno caratteristiche somatotipologiche endodermiche, ectodermiche e mesodermiche. Vata, per caratteristiche fisiche e dominanza del sistema nervoso simpatico, corrisponde al tipo ectomorfo, pitta al tipo mesomorfo, kapha al tipo endomorfo.

L’interazione dei cinque elementi e dei tre dosha

I Dosha governano tutte le funzioni biologiche, fisiche e psichiche umane. Sono responsabili delle preferenze dei cibi, delle abitudini, governano la rigenerazione dei tessuti corporei e l’eliminazione dei rifiuti. Sono responsabili delle linee caratteriali e delle prerogative personali dell’individuo, dei processi psichici essendo precursori o inibitori delle emozioni: comprensione e rabbia, sicurezza e paura, divertimento e noia, libertà o dipendenza, ottimismo o pessimismo.
Vata, pitta e kapha, parole sanscrite difficilmente traducibili con termini occidentali, rappresentano vere e proprie chiavi per l’autoguarigione.
Ogni individuo è formato dai tre Dosha in percentuali differenti tra loro. Pertanto, in base alla predominanza o meno di un Dosha sugli altri, possiamo considerare sino a sette diverse tipologie costituzionali. Quando la prevalenza di un Dosha appare inconfutabile parliamo di monodosha. Se a contendersi il ruolo dominante vi sono due Dosha si utilizza il termine bidosha. Quando la costituzione di un individuo rispecchia una condizione ideale di equilibrio, dove i tre Dosha sono presenti in egual misura, parliamo di tridosha.

La costituzione Vata
Vata è il principio del movimento, dell’aria corporea. Ciò che si muove può essere chiamato vata; è l’energia sottile che gestisce i movimenti fisiologici. Governa il respiro, i movimenti dei muscoli, i movimenti profondi del citoplasma, delle membrane cellulari e delle cellule nervose. Risiede principalmente nella cavità pelvica, nella pelle, nelle orecchie e nell’intestino crasso.
Emozioni legate a vata possono essere nervosismo, paura, ansia e dolore. Favorisce il sistema nervoso, è responsabile del movimento degli scambi neuronali, del trasferimento degli impulsi elettrici, dell’attività cerebrale in generale.
Questa energia cerebrale, incrementata dagli elementi che lo costituiscono, ovvero etere e aria, facilmente possono degenerare in un eccesso di movimento mentale, molto più comunemente definito ansia, stress, nervosismo, difficoltà a dormire. Il “vento” di vata che soffia troppo forte provoca instabilità, insicurezza, incapacità di vivere il presente. Vata è il movimento. Quando la mente confonde la propria natura di luce con il pensiero razionale inizia un pulsare di pensieri senza spirito, puramente funzionali all’esterno; avviene una esteriorizzazione, un’estroversione del soggetto, che viene mosso da ogni alito di vento.

La costituzione Pitta
Traducibile con la parola “fuoco”, rappresenta l’energia corporea, il calore all’interno del nostro corpo. Si manifesta come processo metabolico ed è responsabile dei processi digestivi, dell’assorbimento, l’assimilazione, la temperatura interna, la colorazione della pelle, la luce degli occhi e l’intelligenza. Risiede prevalentemente nell’intestino tenue, nello stomaco, nel sangue, nelle ghiandole sudorifere, negli occhi. Responsabile della comprensione e della rabbia, dal punto di vista emozionale può far sorgere ira, odio e gelosia.
Pitta è il fuoco, il processo metabolico, processo pensante, fuoco della trasformazione, oltre che del cibo delle emozioni. La sua energia è rappresentata dal fuoco che è capace ogni giorno di metabolizzare le situazioni, gli eventi e i problemi della nostra vita trasformandoli in esperienza, in elementi nutritivi per la nostra psiche e la nostra anima e di preparare le scorie da eliminare, il passato. Il fuoco digestivo trova la sua corrispondenza sul piano emozionale e mentale nella comprensione. Quando il fuoco divampa, la capacità di assimilare la vita diventa rabbia, fretta, aspettative, controllo, adrenalina ed ecco che il grande potenziale di pitta, il fuoco della trasformazione, oltrepassa la linea di confine e diventa aggressività, collera, distruzione. Quando la mente si confonde con il tormento delle passioni tutto si concentra sulle emozioni e sui sentimenti.

La costituzione Kapha
Kapha rappresenta l’acqua del corpo umano. Essendo formato dagli elementi Acqua e Terra, fornisce il materiale necessario alla struttura fisica, li cementa tra loro, costituendo la materia biologica. Si occupa della resistenza dei tessuti e della lubrificazione delle giunture, apporta umidità alla pelle, favorisce la guarigione delle ferite, dona forza, vitalità, energia e fermezza.
Kapha è la stabilità. E’ presente prevalentemente nel petto, nella gola, nella testa, nelle concavità, nel naso, nella bocca, nello stomaco, nelle secrezioni liquide del corpo e nel plasma.
Sul piano emozionale è legato all’attaccamento, all’invidia prolungata nel tempo e alla calma, alla stabilità, al perdono e all’amore.
Quando la mente si confonde con gli stimoli esterni e gli impulsi fisiologici primari diviene succube di sesso, fame, sete, escrezioni, diviene un organismo viscerale. Inizialmente le funzioni metaboliche sono ottime, poi eccede nel soddisfare i bisogni primari e finisce con l’inquinare il corpo. Governato dall’elemento acqua, è la massima espressione di morbidezza, dolcezza e stabilità. Vibra in armonia con l’energia della luna. La sua struttura interna, forte e robusta, caratterizza l’individuo per riflessione e ponderatezza, determinazione e perseveranza. Superato il limite di stabilità e riflessione, kapha può manifestare letargia, pigrizia, rassegnazione, lentezza ad assimilare il cibo sul piano fisico, le esperienze sul piano mentale. Il cambiamento viene affrontato con difficoltà, si genera attaccamento alle abitudini e al conosciuto.
Spesso uno squilibrio fisico di kapha è riconoscibile da un aumento del peso corporeo, da un eccesso di adipe. Allo stesso modo immaginiamo che la nostra mente percepisca le esperienze del quotidiano come in eccesso e di conseguenza tenti di immagazzinarle come avviene nel nostro corpo attraverso l’ormone dell’insulina.

I tre Dosha e la loro sede anatomica

Upa Dosha
Se vogliamo affinare la nostra ricerca e scendere ancora più in profondità non possiamo tralasciare gli Upa Dosha, cinque sedi operative da cui ogni Dosha parte e svolge il suo compito, raggiungendo tutto l’organismo.
Ognuno dei tre Dosha è suddiviso a sua volta in cinque sub-dosha, in sanscrito Upa Dosha, rispettivamente panchaka vata, panchaka pitta e panchaka kapha. Corrispondono a cinque luoghi di concentrazione dei Dosha e ognuno di essi ha una diversa funzione.

• I panchaka vata sono le cinque arie che stabiliscono l’armonia tra i tridosha producendo un movimento nelle rispettive sedi. Così facendo proteggono gli organi e le funzioni fisiologiche e mantengono l’equilibrio. Compensano i disturbi provocati dagli eccessi di pitta e kapha, come, ad esempio, il muco.
• Il compito dei panchaka pitta è invece quello di ristabilire concordanza tra i tridosha, producendo calore nelle sedi pertinenti; in tal modo, sostengono gli organi, le funzioni fisiologiche e creano stabilità. Evitano i disturbi provocati da un eccesso di muco di kapha e da un movimento eccedente di vata.
• Le caratteristiche di kapha sono la stabilità e la struttura; i panchaka kapha sono quindi cinque acque in grado di ripristinare l’equilibrio tra i Dosha, producendo sostanze mucose. Scongiurano i fastidi provocati dall’eccesso di calore di pitta, che nello stomaco può provocare ulcere, e da un movimento esagerato di vata che, ad esempio, può accelerare oltremisura il processo digestivo.
Per una corretta analisi dei singoli Dosha al fine di capire come interagiscono tra loro e quanto sia importante scoprire quale sia la nostra costituzione ayurvedica consulta la pagina consulti individuali

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Commenti:

  • erjilopterin

    3 Luglio 2020 at 11:38

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